Il 4 maggio non si si aprirà la #fase2, ma la #fase1emezzo: riapriranno la manifattura, le costruzioni e il commercio all’ingrosso funzionale. Ma anche il tessile, la moda, l’automotive, il vetro, l’industria estrattiva. Il commercio al dettaglio ripartirà solo il 18 maggio (assieme a musei e luoghi della cultura) e dal 1° giugno potrebbero essere allentate le regole su bar e ristoranti e dovrebbero poter riaprire parrucchieri, barbieri e centri estetici.

Queste ultime attività stanno patendo e patiranno sofferenze incomprensibili e alla quali si deve porre rimedio: oltre 3 mesi senza incassi sono insostenibili per chiunque. Parliamo di attività che rappresentano spesso strumenti che rendono vitali, attrattive e funzionali i quartieri e le nostre città e dietro le quali in molti casi ci sono storie imprenditoriali di decenni, gente che non ha alternative lavorative.

Se si possono riaprire in sicurezza i musei, si possono riaprire in sicurezza anche negozi e attività al dettaglio, ovviamente previo rispetto di tutte le norme riguardanti il distanziamento sociale. Forse non c’è l’esatta percezione di cosa significhi per questi piccoli e piccolissimi imprenditori e per i loro dipendenti una situazione di questo tipo (tanto più che mentre loro sono chiusi, altre attività sono aperte magari con la ‘scusa’ che vendono prodotti per bambini e offrono anche altra merce).

Tutte le scuole, di ogni ordine e grado, sono rinviate a settembre. E’ il punto più lacunoso del “progetto” di quella che avrebbe dovuto essere la fase 2: serve una proposta educativa alternativa per i milioni di ragazzi che frequentano il sistema scolastico e per le loro famiglie. Non si può lasciarli nel nulla fino a settembre.

Poi un’annotazione sulle funzioni religiose: si potranno svolgere solo i funerali con non più di 15 persone, mentre NON si potranno celebrare le altre funzioni. Cioè, si ritiene si possa andare in sicurezza a vedere una mostra, ma che non si possa andare a messa (o ad altri riti per chi è di altre religioni) in sicurezza? Una decisione che va cambiata, sempre nel rigoroso rispetto delle norme di sicurezza sanitaria.

Il mondo del teatro e dello spettacolo dal vivo, che fine ha fatto? Sono migliaia di lavoratori, con relative famiglie, che non hanno alcuna prospettiva in questo momento. Si può immaginare di usare l’estate e la possibilità di organizzare eventi all’aperto (dunque con molti meno rischi) per farli lavorare? Penso proprio di sì. Penso lo si debba fare, per evitare che tanti artisti decidano di fare altro e di impoverire un settore che ha contribuito a rendere grande l’Italia nel mondo.

Per quel che potrò e assieme a chi condivide queste idee, faremo tutto il possibile per modificare alcuni di questi indirizzi. Servono coraggio e fiducia nel nostro popolo, che ha dimostrato di essere all’altezza della sfida enorme che abbiamo davanti.