Quando alle elezioni, in una Regione come l’Emilia-Romagna, oltre il 60% degli elettori decide di non andare a votare, non si può esultare. Certamente il PD e il centrosinistra hanno vinto e auguro subito un ottimo lavoro al neo presidente Stefano Bonaccini. Tuttavia la domanda di cambiamento radicale arrivata dal non voto, è chiara e forte: e dovrà trovare risposte già dalla composizione della nuova giunta oltre che da azioni concrete da attuare per cambiare passo su ambiente, sanità e superamento del policentrismo.

Un’affluenza così negativa deve trovare risposta in una determinata e rapida svolta nella politica emiliano-romagnola, quasi una rivoluzione; prima di tutto in Regione e anche nel PD, di cui tralasciamo qui ogni valutazione sulla gestione della fase preparatoria delle candidature alla presidenza e delle primarie. Certamente hanno pesato anche agenti esterni alla politica, come le inchieste giudiziarie e giornalistiche e l’assenza del ‘traino mediatico’ di un’elezione nazionale; ma sarebbe un errore limitare a solo questi fattori un dato così infausto e generalizzato dell’astensione.

Che servisse una netta discontinuità lo abbiamo sostenuto fin dal lancio della candidatura a presidente di Roberto Balzani; non per denigrare il passato, ma semplicemente perché era chiaro a tanti che si fosse chiuso un ciclo, peraltro nel peggiore dei modi (con le dimissioni del suo protagonista Vasco Errani e con il conseguente voto anticipato). Chiedere un netto cambiamento non significa esprimere un giudizio sul passato o volerlo denigrare; ma preoccuparsi per il futuro di questa Regione, che è una delle più avanzate d’Europa e deve continuare ad esserlo.

Cambiamento su cosa? In primo luogo sul rapporto tra politica e istituzioni, sui criteri di scelta delle donne e degli uomini chiamati a comporre la giunta e a guidare le società partecipate, a partire da Hera (anche se non partecipata dalla Regione, la sua voce è tenuta certamente in considerazione); sulle politiche ambientali; sulle politiche sanitarie; sulla visione complessiva di Regione, che superi definitivamente i campanili, alimentati da un policentrismo che se ha pagato quando c’erano le ‘vacche grasse’, oggi sta facendo perdere molte occasioni, soprattutto in Romagna.

Le note negative che è giusto evidenziare non devono però oscurare il bel risultato in termini di preferenze ottenuto a Forlì da Valentina Ravaioli e da Paolo Zoffoli, il quale i suoi 7100 voti è anche il consigliere più votato di tutta la Romagna. Non posso nascondere la soddisfazione per questo risultato, a cui ho cercato di contribuire al massimo delle mie possibilità assieme a tante altre persone. Un risultato che differenzia Forlì dagli altri territori romagnoli e che è giusto attendersi venga riconosciuto dal presidente Stefano Bonaccini, a cui auguro buon lavoro. Ne avrà, ne avremo bisogno.