La pandemia sta imponendo grandi cambiamenti ad ogni livello. Le nostre istituzioni democratiche non sono esenti dalla necessità di modificare se stesse nel profondo. Anzi, nel progetto per l’Italia post-COVID occorre immaginare un profondo rinnovamento anche delle nostre istituzioni.

Non possiamo accontentarci del taglio dei parlamentari e di qualche piccolo correttivo (tra cui una nuova legge elettorale tutta proporzionale) di fronte ai cambiamenti epocali che il COVID sta imponendo anche alle istituzioni. Sarebbe imperdonabile non sfruttare l’occasione per provare a fare di più e meglio.

Serve una visione organica e di prospettiva su come cambiare le istituzioni e non semplicemente concentrarsi sulla la formula elettorale migliore per garantire il proprio futuro politico. Se era sbagliato prima, dopo questa pandemia è ancor più insensato questo tipo di approccio.

Rivediamo il bicameralismo, interveniamo sul rapporto tra Stato e Regioni, diamo ai cittadini la possibilità di scegliere i propri rappresentanti, assicuriamo il voto fuori sede per che si trova lontano da casa per lavoro o studio, ampliamo la possibilità di rappresentanza per i giovani, agiamo per rendere più equilibrato il rapporto tra Governo e parlamento. 

Insomma, non rinunciamo all’ambizione che deve essere propria della politica, cioè quella di pensare alle prossime generazioni e non solo ai prossimi 3 mesi (quando non ai prossimi 3 giorni).
È il momento del cambiamento e non della conservazione.