Il Governo sceglie la strada del decreto legge anzichè un Dpcm per le nuove regole anti-Covid che resteranno in vigore fino al 6 aprile. La differenza è sostanziale: il primo richiede l’approvazione del Consiglio dei ministri e, pur entrando subito in vigore, deve essere esaminato anche dal parlamento; il Dpcm è un atto proprio del capo del governo, immodificabile.

Il testo dispone che dal 15 marzo al 2 aprile e il 6 aprile tutte le regioni saranno almeno in zona arancione. I presidenti delle Regioni possono introdurre le misure stabilite per la zona rossa nelle singole province per due motivi.
1) quando l’incidenza cumulativa settimanale dei contagi è superiore a 250 casi ogni 100 mila abitanti;
2) nelle province «in cui la circolazione di varianti di Sars-Cov-2 determina un alto rischio di diffusività o induce malattia grave».

Il blocco agli spostamenti tra le regioni resta in vigore, con la deroga per i soli motivi di lavoro, salute e urgenza.

I COLORI DELLE REGIONI
Una apposita ordinanza del ministro della salute, Roberto Speranza, ha definito la collocazione delle diverse regioni nelle specifiche fascia di rischio. In zona rossa vengono inserite: Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio,Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Veneto e la Provincia autonoma di Trento, che si aggiungono a Campania e Molise già in rosso.

Tutte le altre regioni vanno o restano in arancione e le colorazioni saranno adesso decise non più soltanto sulla base dell’indice di contagio, l’Rt che fa scattare l’allarme al superamento della soglia di 1,25, ma anche sui numeri dell’incidenza settimanale: superati i 250 casi ogni 100.000 abitanti le regioni passano automaticamente in rosso.

I NUMERI
L’Rt nazionale è all’1,16 ma ci sono regioni dove il dato è anche superiore, con la Basilicata a 1,53, la Campania a 1,50, il Piemonte a 1,41 e molte altre attorno all’1,3 (Lombardia 1,28, Lazio 1,31).
Incidenza di 225 casi ogni 100 mila abitanti

L’incidenza è di 225 casi ogni 100 mila abitanti ma anche qui, come per l’indice di contagio, si tratta di una media nazionale, molte regioni hanno superato già la soglia considerata critica di 250. Peggiorano, ed è questo che preoccupa di più, i ricoveri e le terapie intensive: queste ultime sono già oltre il 30%, soglia di criticità, che vuol dire che in molte regioni siamo ben al di sopra.