Riemerge in queste ore il dibattito sull’introduzione di una patrimoniale in Italia. Il nuovo balzello, proposto da alcuni colleghi deputati di Leu e del Partito Democratico, si propone di aggiungere una tassazione ulteriore a tutti i patrimoni che superano i 500mila euro, crescente man mano che aumenta il patrimonio detenuto. In compenso, però, si propone di togliere l’Imu sulle seconde case: un evidente controsenso.

Se l’obiettivo è tassare i patrimoni immobiliari, questa proposta va in senso opposto e dannoso (per lo Stato e per i meno abbienti, che avranno una tassazione equivalente a quella dei possessori di molti immobili), dal momento in cui esiste già una patrimoniale sugli immobili, che come noto si chiama Imu.

Se l’obiettivo è tassare il risparmio detenuto in Italia, allora l’effetto sarà quello di scoraggiare il mantenimento di quei soldi in Italia, per trasferirli verso altri Paesi. No, non paradisi fiscali, ma Paesi nei quali semplicemente non viene punito il risparmio. Quale sarebbe il vantaggio netto per l’Italia e per gli italiani?

Una profonda riforma fiscale è necessaria e come Italia Viva la chiediamo da tempo. Poichè siamo tutti consapevoli che non si può promettere di abbassare da subito le tasse per tutti, pensiamo che il primo intervento da fare (e in legge di bilancio si fa un passo importante in questa direzione) vada fatto sul lavoro.

Ridurre il “costo” del lavoro per sostenere la ripresa economica è prioritario, tanto più in una fase di crisi come quella attuale. Se vogliamo tornare a crescere e a riaccendere i motori del nostro sistema produttivo, cominciamo da qui. Non da nuove tasse.