Ipotizzare la chiusura del corso di laurea magistrale “Mass media e politica” svolto a Forlì dall’Università di Bologna, è un errore grave. Una scelta compiuta dal dipartimento di Scienze politiche non trova una spiegazione logica e che sembra inserita in un più ampio quadro teso a indebolire la presenza di Unibo in città e in Romagna, sulla base di interessi particolari che non si possono condividere.

Il corso di Mass media e politica non solo impegna una cinquantina di studenti ogni anno (numero assolutamente in linea con quelli di altri corsi magistrali), ma attrae studenti e talenti che in un numero molto più elevato ogni anno in numero ben più elevato.

Sintomo evidente del fatto che si tratta di un corso interessante, ben strutturato, con insegnamenti e docenti di qualità. Non ha di fatto eguali in Italia, non a questo livello: non a caso il campus di Forlì, guidato con grande cura e dedizione da Luca Mazzara, ha molto valorizzato questa specialità. Lo stesso Mazzara ha pubblicamente spiegato la gravità della scelta, peraltro calata dall’alto senza confronto con la comunità universitaria local e le istituzioni.

Siccome ci sono ancora le condizioni per rivedere questa decisione illogica, che indebolisce non solo Forlì ma tutta la presenza universitaria romagnola, per quanto di mia competenza mi sono attivato in queste ore per segnalare l’inopportunità di questa decisione e ulteriori azioni verranno compiute nei prossimi giorni, per sollecitare un ripensamento.

Peraltro risulterebbe un brutto segnale anche in considerazione dell’avvio del mandato del nuovo Magnifico rettore Giovanni Molari (il quale non ha responsabilità dirette sulla scelta), che raccoglie l’eredità di quel Francesco Ubertini che molto ha lavorato per far crescere le sedi universitarie romagnole.

Mi auguro che tutte le istituzioni locali facciano sentire la propria voca e si uniscano in questo sforzo. Il successo dei campus universitari dell’Alma Mater in Romagna è sotto gli occhi di tutti.

Gli imponenti investimenti fatti e quelli programmati per i prossimi anni dovrebbero impegnare i dirigenti di Unibo, ad ogni livello, a rafforzare la presenza romagnola piuttosto che a indebolirla con manovre che hanno più le sembianze di piccoli interessi particolari che di quelli effettivo dell’ateneo e del territorio.