La mia intervista “Il Foglio” a cura di Annalisa Chirico

“Mario Draghi resta il nome migliore in campo”: Parla chiaro Marco Di Maio, vicecapogruppo di Italia viva alla Camera che con le sue parole sul premier per il Quirinale sembra in parziale stonatura con la linea impressa dal leader Matteo Renzi (“se Draghi resta a Palazzo Chigi sono contento”).

Onorevole Di Maio, la sua è una voce fuori dal coro?
“In realtà, avanzare delle candidature, in questa fase, sarebbe inopportuno. Renzi ha anche detto che Draghi potrebbe svolgere qualsiasi ruolo, io sono d’accordo”.

Quindi la successione a Sergio Mattarella resta la vostra prima opzione?
“Noi pensiamo che lanciare dei nomi adesso sarebbe da dilettanti, si danneggerebbero i diretti o le dirette interessate. Puntiamo a un capo dello stato eletto da una larghissima maggioranza se non all’unanimità, come accadde con il presidente Mattarella”.

Chi meglio di un premier di quasi unità nazionale?
“Draghi è sostenuto da quasi tutte le forze politiche in Parlamento. Dipingere la sua eventuale ascesa al Colle come una pietra tombale sulla ripartenza italiana o un danno irreparabile alle istituzioni è singolare, tanto più che spesso a tratteggiare questo quadro sono le medesime forze politiche che hanno fortemente osteggiato il cambio di governo e l’arrivo di Draghi a Palazzo Chigi”.

Nella conferenza stampa di fine anno il premier si è definito “nonno delle istituzioni” evidenziando gli obiettivi già raggiunti dal governo in carica.
“Noi di Iv rivendichiamo con orgoglio l’operazione che ha determinato l’arrivo di Draghi al governo. Il premier ha il merito di aver impostato il Pnrr superando i ritardi e le incertezze del precedente esecutivo. Draghi ha ridato prestigio internazionale al paese e ha messo sui binari giusti la campagna vaccinale”.

Secondo il premier, il Pnrr appartiene non al governo ma al paese, del resto la sua realizzazione si protrarrà fino al 2026.
“Quando il premier si è insediato a Palazzo Chigi, il Pnrr aveva due idee messe in croce, con Draghi sono venute fuori quaranta pagine di riforme, gran parte delle quali sono già impostate. Il Pnrr non è proprietà di questo esecutivo. Confido che l’Italia possa avere le energie per individuare, all’indomani delle elezioni, un governo politico che si occuperà dell’esecuzione del piano nei prossimi anni”.

Il premier ha anche detto che il governo è nelle mani delle forze politiche, come l’elezione del presidente della Repubblica.
“Draghi, con queste parole, fotografa una situazione di fatto. Le forze politiche determineranno il destino del governo e l’identità del futuro presidente della Repubblica. Ho avuto la fortuna di vivere la rielezione di Giorgio Napolitano nel 2013 e l’elezione di Mattarella nel 2015, posso assicurarvi che non siamo neppure agli albori del ‘Romanzo Quirinale’. Sebbene il confronto all’interno e tra le forze politiche sia già avviato, per i nomi bisognerà attendere gli ultimissimi giorni”.

Secondo lei, Draghi ha mandato un segnale di disponibilità per la sua ascesa al Colle?
“Non credo che Draghi abbia inteso candidarsi, da uomo delle istituzioni sa bene che un’autocandidatura non sarebbe la formula migliore per tagliare il traguardo. Manca ancora molto tempo”.

Draghi è l’italiano vivente più autorevole nel mondo: quali sarebbero le “controindicazioni”?
“Io non ne vedo, per me resta il nome migliore in campo. Qualcuno evidenzia il precedente del tutto nuovo: non è mai accaduto nella storia d’Italia che un premier si sia trasferito direttamente al Quirinale. Sarebbe un inedito assoluto e da domani qualsiasi premier ultracinquantenne, sul finire del settennato presidenziale, potrebbe agire al fine di favorire la propria elezione al Quirinale. Tuttavia, a chi muove tale obiezione io rispondo che, se il nome è Mario Draghi, nessuno ha alcunché da temere”.

Un premier di quasi unità nazionale andrebbe eletto entro le prime tre votazioni, non trova?
“L’Italia non può permettersi, agli occhi del mondo, la figuraccia di un’elezione alla decima votazione, con franchi tiratori e meline varie. Le forze politiche hanno il dovere di confrontarsi responsabilmente per individuare una figura che raccolga il più vasto consenso possibile”.

Questa volta i voti del centrodestra sono indispensabili: Silvio Berlusconi è un’ipotesi plausibile?
“Berlusconi non è un nome unificante in Parlamento né appare come una figura super partes in grado di rappresentare un punto di equilibrio per tutte le forze politiche. Ho l’impressione che il centrodestra usi molta tattica e abbia un serio problema di compattezza al proprio interno”.